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Tracciare un quadro storico
sulle origini della città di Sermoneta è un'opera
in fieri. Le notizie che si accavallano e rincorrono
su questa splendida cittadina medievale del Lazio, in provincia
di Latina e a circa 60 Km da Roma, sono ancora incerte e confuse,
lasciando adito a sempre nuove e possibili ipotesi.
Le fonti su cui lavorare sono purtroppo scarsissime e le poche
notizie pervenuteci derivano da tutte da testi di scrittori
latini, quali Plinio e Tito Livio. La tesi più diffusa,
desunta principalmente da Plinio, ha voluto identificare Sermoneta
con Sulmo, una delle città dell’antico Lazio
di epoca preromana, quando la regione era popolata dai latini:
quest'antica città era ubicata su un colle della catena
dei monti Lepini, a 257 metri sul livello del mare.
Nonostante questa felice posizione geografica, intorno alla
fine del secolo VI a.C., la città venne distrutta,
probabilmente in seguito alle invasioni del popolo dei volsci.
Sulmo, tuttavia, venne presto ricostruita e ripopolata da
parte degli stessi volsci, i quali mutarono in Sora la denominazione
della nuova città. Il nome Sermoneta, invece, sembra
sia da ricondurre ad una guerra della città contro
i romani, i quali, dopo averla conquistata, l’avevano
denominata “Sora Moneta” per conservare la memoria
di una vittoria ottenuta con il favore della dea Giunone Moneta
e distinguerla così dall’altra città di
Sora (oggi ubicata nella provincia di Frosinone). Da quel
momento Sora Moneta, occupando una posizione strategica a
ridosso dell’importante via Appia, divenne colonia romana.
Appartenenti a quest’epoca sono giunti sino a noi i
resti di una villa, su un monte poco lontano da Sermoneta,
e soprattutto quelli di antichi templi, su cui poi nel Medioevo
vennero edificate alcune chiese della città.
Gli studi sulle origini di Sermoneta, però, pian piano
col tempo perdono completamente qualsiasi appiglio cui basare
le ricerche. La città, come diverse altre dell’antico
Lazio, scompare dai documenti antichi senza lasciare alcuna
traccia di sé, sembra distrutta dalle truppe sillane
intorno all’81 a.C., durante la guerra civile romana
tra Mario e Silla.
Qualche notizia più precisa sulla storia di Sermoneta,
per allontanarci dal campo delle ipotesi, inizia ad affiorare
a partire dall’Alto Medioevo, momento in cui probabilmente
iniziò il ripopolamento dell’antica città
di epoca romana. Il nuovo processo di inurbamento nacque da
una spinta comune a molte popolazioni italiche durante il
periodo alto-medievale: a quel tempo si tornò ad edificare
le città sopra colli, i quali potevano o ffrire
un baluardo naturale quasi inespugnabile, per sottrarsi così
alle popolazioni barbariche che stavano invadendo la nostra
penisola. A quest'epoca alto-medievale risalgono le caratteristiche
‘case-torri’, ancora visibili all’interno
del borgo, e la chiese di San Pietro in Corte e Santa Maria
Assunta.
Maggiori notizie sulla città, infine, si cominciano
ad avere dal Basso Medioevo in poi. Alcuni documenti del XII
secolo danno informazioni su dei generici ‘domini de
Sermineto’ e poi altri, ben più corposi, attestano
nel 1264 l’inizio della signoria degli Annibaldi.
Questa famiglia baronale romana eresse presto un possente
castello, tanto da dominare non solo il borgo ma tutta la
pianura circostante. I feudi degli Annibaldi, però,
ebbero vita breve: complici le non buone condizioni finanziarie
in cui versava la famiglia, nel 1297 tutte le proprietà
vennero cedute a Pietro Caetani, conte di Caserta e membro
di una Casata ormai in ascesa, dopo che suo zio Benedetto
era stato eletto papa col nome di Bonifacio VIII.
L’inizio della signoria Caetani, per noi contemporanei,
segna anche il delinearsi di una storia della città
dai contorni ben definiti, poiché il suo cammino cominciò
a scorrere parallelo ed a fondersi con quello della nobile
Casata. Da quel momento, numerosi sono i documenti che testimoniano
la storia e la crescita della città, centro di un feudo
ricchissimo. Sermoneta aveva gradualmente acquisito un’importanza
rilevante grazie alla sua ubicazione geografica, che la situava
in un punto strategico fondamentale per l’accesso a
Roma dalla parte sud. Durante i secoli, tuttavia, non mancarono
momenti di difficoltà: la città si trovò
spesso a fronteggiare nemici di città vicine, come
Sezze e Maenza, e venne anche coinvolta nelle innumerevoli
guerre che contrapposero il papato all’Impero o ai re
di Napoli. Il momento peggiore si ebbe quando nel 1499 papa
Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e confiscò
loro gli interi feudi per affidarli a sua figlia Lucrezia.
La signoria dei Borgia, però, durò il breve
volgere di quattro anni, poiché alla morte di Alessandro
VI i Caetani vennero reintegrati nel possesso dei propri feudi
da papa Giulio II della Rovere.
Da ricordare, infine, sempre riguardo al grandissimo prestigio
raggiunto dalla città, la partecipazione di Onorato
IV Caetani alla battaglia di Lepanto, nelle acque del golfo
di Corinto, con il grado di capitano generale di fanteria
della flotta pontificia. Il signore di Sermoneta, a bordo
della nave Grifona ed insieme ad altri concittadini, fu uno
dei più eroici combattenti nello scontro armato e nella
susseguente vittoria che, il 7 ottobre 1571, l'armata cristiana
ottenne contro la flotta turca, interrompendo lo slancio espansionistico
musulmano nel Mar Mediterraneo.
Sermoneta, inoltre, nel corso del tempo vide soggiornare al
suo interno diversi personaggi illustri, tra i quali papa
Gregorio XIII e gli imperatori Federico III e Carlo V. La
vita della città, sia nello splendore sia nelle lotte,
era strettamente legata a quella dei propri feudatari. All’inizio
del Seicento, quando i tempi iniziarono a cambiare e Sermoneta
non ebbe più quel peso strategico del passato, i Caetani
cominciarono ad abbandonarla. Da allora la città iniziò
pian piano a perdere quello splendore che aveva acquistato
secoli prima, dopo l’arrivo dei nipoti di Bonifacio
VIII.
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