GIARDINI E ROVINE DI NINFA

ninfa

Ninfa viene definita la ‘Pompei del Medioevo’, un luogo dove il tempo si è fermato, dopo la quasi totale distruzione e l’abbandono avvenuti alla fine del Trecento. La città era stata edificata intorno alla metà dell’VIII secolo, anche se le sue origini risalgono ad epoca romana, come testimoniano i resti di un tempio, trovati sul fondo del lago nel quale si specchia l’antica torre castellana medievale. Il luogo venne recuperato all’oblio negli anni Venti del Novecento, con la creazione di uno splendido giardino romantico all’inglese attorno alle rovine medievali, rendendo la ‘città morta’ un luogo incantato, quasi fiabesco. Il giardino deve la sua origine alla sensibilità degli ultimi discendenti della famiglia Caetani, che divenne proprietaria dell’antica città nel 1297, epoca in cui il pontefice della Casa, Bonifacio VIII, fece acquisire ai propri familiari numerosi feudi nell’attuale territorio Pontino. Ninfa ed il suo giardino sono divenuti ben presto famosi in tutto il mondo, soprattutto dopo il ‘tocco’ artistico di Lelia, ultima discendente della Casata, deceduta nel 1977: il luogo mostra come i ruderi di un sito medievale possano convivere con la natura, senza per questo perdere la loro valenza, ma venendo anzi arricchiti dalla suggestiva cornice dell’orto botanico, ricco di meravigliose specie europee ed esotiche. I Caetani crearono un giardino che potesse essere fruito in ogni periodo dell’anno, suscitando atmosfere, sensazioni ed emozioni ogni volta nuove, con i diversi colori e profumi stagionali. Il New York Times lo ha inserito tra i più belli Giardini del mondo. Oggi sono ancora ben visibili le rovine del castello, delle mura di cinta, delle numerose chiese, delle case e dei ponti, lasciando a chiunque si avventuri tra i viottoli della città la sensazione di essere avvolto dall’atmosfera di magia e di sogno sprigionati da questi luoghi, dove storia e leggenda di un antico passato si intrecciano e sopravvivono in egual misura. A rompere la quiete di quest’affascinante giardino è solamente il delicato cinguettio degli uccelli, che tra queste rovine e questa vegetazione hanno trovato un’accogliente e tranquilla dimora.

Giorni e orari di visita: aperta da aprile a ottobre ogni primo fine settimana del mese.
Da aprile a giugno aperta anche la terza domenica; a novembre aperta solo la prima domenica.
Da aprile a giugno: dalle ore 9 alle 12 e dalle 14,30 alle 18.
Da luglio a settembre: dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle 18,30.
Ottobre e novembre: dalle ore 9 alle 12 e dalle 14,30 alle 17.
Le comitive scolastiche hanno accesso solo previa prenotazione.

ABBAZIA DI VALVISCIOLO

valvisciolo

L'abbazia cistercense dei Santi Pietro e Stefano di Valvisciolo sorge su un’altura a valle di Sermoneta e recenti studi collocano l’inizio della sua costruzione nella seconda metà del XII secolo. Il periodo di splendore lo raggiunse alla fine del Duecento, grazie alle donazioni elargite da papa Bonifacio VIII Caetani, in virtù della presenza dei propri familiari come feudatari della zona. Alla fine del Trecento, iniziò un lento declino del complesso abbaziale, a causa di guerre e di due epidemie di peste, che si aggiunsero al secolare problema della malaria. I monaci si allontanarono gradualmente da Valvisciolo, iniziando ad occuparla a periodi alterni, sino al definitivo abbandono ad inizio Ottocento. La chiesa divenne una sorta di magazzino, finché papa Pio IX, nel 1864, decise di riportare in vita il complesso, restaurandolo e chiamando alcuni monaci dalla vicina abbazia di Casamari. Valvisciolo appartiene stilisticamente alla matrice europea dell’Ordine, utilizzando il modello di Pontigny in una variante ancora più essenziale, per poter diffondere più agevolmente le forme gotico-cistercensi nelle aree circostanti. La semplicità costruttiva è ben evidente nella facciata esterna della chiesa e nel suo profilo a capanna, con il rosone a conferire un lieve tocco di eleganza. L’interno si presenta alquanto scarno, secondo la peculiarità cistercense, ma risaltano alcuni elementi decorativi ad affresco nelle pareti laterali dell’abside e nella cappella di San Lorenzo, commissionati dai Caetani e realizzati nel 1589 per mano di Nicolò Circignani, il “Pomarancio”, e di suoi allievi. Il complesso abbaziale si completa con un bellissimo chiostro, attorno al quale si aprono le sale un tempo destinate alle attività dei monaci. La sua forma è quadrata e le gallerie sono coperte da volte a crociera, che si aprono verso l’interno per mezzo di arcatelle sostenute da capitelli con colonnine binate, caratterizzati da un’unione di elementi classici di tipo ionico insieme ad altri tipicamente cistercensi e gotici.

BASSIANO

bassiano

Bassiano sorge a circa 500 metri di altezza, circondato dai monti Lepini, tra i quali s’impone la vetta più alta della catena intera, la Semprevisa. Le origini della città, alquanto nebulose, si fanno risalire al IX secolo, ma le prime testimonianze documentate risalgono al Duecento, con l’insediamento della signoria Annibaldi e poi soprattutto con il passaggio a quella dei Caetani, che ormai stava acquisendo tutti i feudi nella zona dopo l’elezione al soglio pontifico di un membro della famiglia: Bonifacio VIII. La cinta muraria della città, tra gli esempi meglio conservati di tutto il Lazio, venne eretta tra la fine del XIII e l’inizio del XlV secolo. Le mura, completate da nove torrioni, presentano una fattura piuttosto accurata, realizzata con blocchi di pietra calcare grigia detta ‘dolomitica’, più resistente di quella bianca diffusa nelle città limitrofe. Il perimetro della cinta muraria presentava tre porte di accesso: la Portanuova, la Porticina e la Porta Salamandra. All’interno della città, ricordiamo il Palazzo Caetani, realizzato nella metà del Cinquecento, utilizzando anche precedenti strutture murarie: l’ingresso principale era in origine una delle porte d’accesso alla città, la Salamandra. Tra il Settecento e l’Ottocento, il Palazzo venne utilizzato come alloggio per soldati di passaggio e anche come prigione, come testimoniano alcuni interessanti graffiti e disegni presenti in diverse sale. Il Palazzo Caetani ospita oggi il “Museo delle Scritture”, dedicato all’illustre cittadino Aldo Manuzio, che alla fine del Quattrocento perfezionò la stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Tra le innovazioni del Manuzio troviamo l’introduzione della minuscola dei nostri caratteri a stampa, quella ancora oggi usata nei libri e nella scrittura al computer, e l’invenzione del carattere ‘corsivo’ o ‘aldino’. Il Museo ripercorre la storia della scrittura, dalle origini sino ai giorni nostri, ma soprattutto ospita antiche macchine tipografiche ed esemplari dei testi stampati da Manuzio, tra cui i primi ‘tascabili’ dell’epoca, un’altra delle sue invenzioni.

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