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L'abbazia
di Valvisciolo è situata a valle di Sermoneta, alle
pendici del monte Corvino. Le sue origini sono ancora incerte
e confuse, anche se con tutta probabilità il primo
nucleo risale al X secolo, per opera dei monaci basiliani.
L'attuale nucleo cistercense si insediò nella seconda
metà del XII secolo, proveniente dall'abbazia di Marmosolio,
nella vicina Ninfa, distrutta nel 1171 da Federico Barbarossa.
A questi primi monaci, all'inizio del Trecento, se ne aggiunsero
poi altri provenienti dalla poco distante abbazia di Valvisciolo
di Carpineto Romano, anch'essa completamente distrutta. I
monaci cistercensi ricostruirono quasi completamente la chiesa
esistente ed aggiunsero all'originaria dedica a San Pietro
quella a Santo Stefano, a cui erano intitolate entrambe le
abbazie distrutte.
Durante i secoli, all'interno dell'abbazia si alternarono
diverse comunità monastiche, fino a quando, nel 1864,
dopo un periodo di abbandono, tornarono definitivamente i
cistercensi, chiamati da papa Pio IX dall'abbazia di Casamari.
La chiesa si presenta a tre navate e con uno stile piuttosto
scarno mutuato sia dal gotico che dal romanico. All'interno
trovano posto affreschi di Niccolò Circignani, detto
il Pomarancio, databili fine XVI secolo. Particolarmente interessante
è il chiostro, a pianta quadrata, caratterizzato da
colonnine doppie e da capitelli decorati con elementi vegetali
di derivazione corinzia.
Ninfa
è una città di epoca medievale, edificata intorno
alla metà dell'VIII secolo ed abbandonata alla fine
del Trecento, di cui oggi resta ancora ben visibile una parte
del castello ed i ruderi delle mura, degli edifici e delle
numerose chiese che andavano a comporla. Il tutto reso ancora
più affascinante dal fiume che l'attraversa e dal delizioso
laghetto nel quale si specchia l'antica torre castellana.
Ninfa, però, è anche un meraviglioso giardino,
che fa della vecchia città morta un luogo incantato,
quasi fiabesco. Le sue piante ed i suoi fiori vanno a comporre
con gli antichi ruderi una perfetta alchimia di passato e
presente, che deve la sua origine agli anni Venti del Novecento
ed alla sensibilità degli ultimi discendenti della
famiglia Caetani, proprietaria della città dalla fine
del Duecento, dall'epoca del loro papa Bonifacio VIII.
Questi giardini, con la loro meravigliosa e ricca flora di
ogni specie e provenienza, hanno reso Ninfa famosa in tutto
il mondo. Oggi chiunque si avventuri tra i viottoli e le rovine
della città si sentirà avvolto dall'atmosfera
di magia e di sogno sprigionati da questi luoghi, dove storia
e leggenda di un antico passato si intrecciano e sopravvivono
in egual misura. A rompere la quiete di questo affascinante
giardino penserà solamente il delicato cinguettio degli
uccelli, che tra queste rovine e questa vegetazione hanno
trovato un'accogliente e tranquilla dimora.
Giorni e orari di visita: aperta da
aprile a ottobre ogni primo fine settimana del mese.
Da aprile a giugno aperta anche la terza domenica; a novembre
aperta solo la prima domenica.
Da aprile a giugno: dalle ore 9 alle 12 e dalle 14,30 alle
18.
Da luglio a settembre: dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle
18,30.
Ottobre e novembre: dalle ore 9 alle 12 e dalle 14,30 alle
17.
Le comitive scolastiche hanno accesso solo previa prenotazione.
Caracupa è una località
adiacente Sermoneta Scalo e l'abbazia di Valvisciolo. Agli
inizi del Novecento, negli anni 1902-1903, in quest'area è
stata rinvenuta una Necropoli attribuita all'età del
ferro, che si estende per circa cinque ettari. Le ottanta
tombe scoperte, che oscillano tra l'VIII ed il VI secolo a.C.,
hanno portato alla luce interessanti materiali in bronzo,
ferro e ceramica, posti come corredo funerario accanto agli
inumati. Tale materiale, non dissimile da quello di altre
necropoli laziali della stessa epoca, ha così permesso
di aggiungere un ulteriore tassello alla nebulosa storia sulle
origini di questi luoghi, basando finalmente gli studi su
testimonianze concrete.
Tuttavia è ancora difficile individuare quale sia realmente
l'abitato a cui queste tombe appartengono. Alcuni studi lo
identificano con i terrazzamenti rinvenuti recentemente sulle
pendici del vicino monte Carbolino, mentre altri studi propendono
verso l'antica Sulmo, vista anche l'ottima qualità
della manifattura dei reperti rinvenuti ed il coincidere della
cronologia di entrambi i luoghi.
A
neanche dieci chilometri da Sermoneta, sull'alta rupe che
sovrasta Ninfa, troviamo le possenti mura poligonali di Norba,
l'antichissima città del VI secolo a.C. sulla quale
oggi sorge Norma. Tali mura - di cui non si conoscono le origini
ed oggi uno degli esempi meglio conservati in Italia di fortificazione
megalitica - coprivano un perimetro di 2662 metri ed erano
chiuse da quattro porte. Questa imponente cintura difensiva,
però, non bastò a salvare la città tra
l'81 e l'80 a.C., poiché una delle porte d'accesso
venne aperta durante la notte da un traditore e Norba, coinvolta
nella guerra civile tra Mario e Silla, venne completamente
distrutta ed incendiata dai seguaci di quest'ultimo, tanto
da non essere più ricostruita sino al Medioevo.
Per trascorrere
una giornata alla scoperta di queste bellezze è possibile
usufruire di Guide e Accompagnatori Turistici autorizzati
(conformemente alla Legge Regionale 6 agosto 1999 n° 14
ed alla Legge Regionale 19 aprile 1985 n° 50). Tutte le
informazioni al riguardo possono essere richieste al seguente
indirizzo e-mail:
info@sermoneta.net
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